Allattamento

Che figata l’allattamento. Ma anche no!

L’allattamento non è facile. E i primi mesi potrebbero davvero mandarti fuori di testa.

L’epopea prende il via quando il tuo cucciolo nasce. Viene al mondo questo scricciolo di 50 centimetri che hai paura di romperlo solo guardandolo. Te lo appoggiano nel petto e ti lasciano in una stanzetta con sto piccolo koala che striscia pian pianino per cercare la tetta. Cose che se non ci riesce entro i primi dieci minuti entri nel panico. E a peggiorare la situazione ci si mettono pure le infermiere che ogni 20 minuti arrivano per chiederti “Si è attaccato”? E ti senti subito la protagonista di Giochi senza frontiere.

Poi arriva il momento in cui sali in reparto e lì si apre la sagra della Tetta al vento. Hai sempre pensato di sentirti a disagio in spiaggia con il topless? Ecco, diciamo che quella sensazione passa all’istante quando devi far partire l’allattamento. In ospedale ti ritroverai in stanza con una o più donne messe esattamente nelle tue stesse condizioni, che vi guardate con aria sconsolata perché nessuna di voi sa come fare ed è più un “Io guardo te, che magari capisco come devo fare io”. Ma soprattutto “Perché il tuo si attacca subito e il mio no?”.

Nel pomeriggio le neo mamme in stanza con te verranno raggiunte dai rispettivi compagni e lì ogni traccia di pudore va a farsi benedire. Perché rimarrai con la tetta al vento per cercare di dar da mangiare a sto coso che si attacca ogni due minuti e non te ne fregherà una beata fava se gli uomini delle altre ti vedono. Che tanto poi tra la frustrazione perché non capisci se l’allattamento partirà, se sta mangiando abbastanza o no e i punti alla patata, sei talmente stravolta che manco ti rendi conto di cosa succede fuori dal tuo letto.

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Se la sfortuna vuole (e in questi casi, purtroppo, vuole sempre!) all’orario di visita verrete prese d’assalto dai parenti che starnazzano come aquile appena entrati in stanza (e, ovviamente, tu eri appena riuscita a far addormentare lo scricciolo). Mentre tu sei lì sfatta come un caco caduto dall’albero, con un pannolone che manco mia nonna, le vampate di calore che gireresti solo in mutande e una camicia da notte che ti pare di stare in ospizio, la creatura si sveglia e ha fame. E tu lì a tirar fuori la tetta davanti al parentame che ti fissa manco fossi un alieno e inizia con i commenti del tipo “Guarda come mangia!“, “No ma così non è attaccato bene!” e “Madonna che tette che hai fatto!“. Disagio da uno a dieci? Due milioni. Stai pensando che qualcuno possa pensare di lasciarvi la vostra intimità? Illusa. Tutti lì a fissarti le tette che sono l’attrazione del momento.

Torni a casa. Finalmente. Con tutta probabilità la mattina dopo essere stata dimessa ti svegli con la montata lattea e ti senti come Jennifer Aniston in Una settimana da Dio. Da una seconda ad una quarta di reggiseno in una notte. Una figata pazzesca. Cose che per un momento pensi che, se dovessero rimanere sempre così, magari potresti valutare l’idea di proseguire con l’allattamento fino ai 18 anni del bambino. Poi ti arriverà un ingorgo (perché arriva! Eccome se arriva!) e tu ti ritroverai a googlare i mille modi per risolvere il problema chiedendoti chi cavolo te l’ha fatto fare e perché non hai deciso quella volta di non optare per il latte artificiale.

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Risolti eventuali ingorghi o mastiti sei nella tranquillità del tuo appartamento. Pensi che sia finita? Niente di più sbagliato! Iniziano a farti le incursioni a sorpresa i parenti “simpatici” e “poco invadenti” dell’ospedale, che si presenteranno a qualsiasi ora del giorno. E come vuole la legge di Murphy, arriveranno sicuramente mentre tu sei tette al vento, con sto coso in braccio che urla come un’aquila perché ha fame ma tu devi alzarti a rispondere al campanello. Sempre che nel tragitto tra il divano e la porta non ti rigurgiti addosso. E loro varcano l’uscio guardando tuo figlio che, nel frattempo, sta tirando giù anche il Gesù Cristo a forza di strillare perché vuole la tetta esordendo con “Come sei carino! Secondo me ha fame! Perché la mamma non ti dà da mangiare?”. Cose che tirargli una badilata in faccia ti metterebbe in pace con il mondo all’istante.

Arriverà infine quel momento in cui siete soli a casa, i parenti invadenti li avete cacciati in malo modo e cadete a peso morto nel divano. Ebbene, con tutta probabilità la creatura deciderà il giorno dopo di avere uno scatto di crescita. E ve ne accorgerete perché vuole solo stare in braccio vostro e passa tutto il tempo a piangere, anche se gli avete già dato da mangiare, se lo avete cambiato e se ha appena finito di dormire. In questi giorni mangerà talmente tanto che, appena attaccato alla tetta la svuoterà in due minuti e ti toglierà perfino il cervello da quanto avrà fame. E non gli basterà. Cercherai di capire in rete se qualcuno conosce un modo per aumentare il latte mentre questo a furia di cercare di mangiare vi avrà fatto uscire le ragadi. Finché, disperate e un po’ frustrate vi arrendete andando in farmacia con due occhiaie che i panda a confronto ti fanno un baffo e gli chiedete il latte artificiale. Il medico, guardandovi, fa un sorriso e risponde dicendo “Scatto di crescita, vero?” mentre il tuo pensiero è che, se qualcuno ti avesse avvisato prima ti saresti risparmiata volentieri questi due giorni di delirio totale. Già che sei in farmacia ti pigli pure la lanolina per riuscire a mandare via quelle cavolo di ragadi, che ogni volta che la creatura si attacca hai male che vorresti piangere perché le fitte ti prendono dalla schiena fino a tutto il costato.

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Torni a casa con sto scontrino che pensi che se andrà avanti così forse è meglio pensare seriamente a fare un mutuo. E dopo la trafila biberon, cambio pannolino e nanna (periodo che può durare dai 10 minuti alle due ore), riesci a farlo addormentare. Suona il telefono. E’ la zia che ti chiede nell’ordine “Come va?”, “Come sta la creatura?” e “Ma stai allattando?” e se anche tu provi a intavolare un discorso su come ti senti tu capisci fin dai primi istanti che la tua salute conta come il due di picche a briscola. Ti armi, quindi, di pazienza e gli racconti di quanto il pupo stia mangiando (d’altronde, una volta che hai partorito tutti hanno occhi solo per lui e tu diventi trasparente). Quando lei ti risponde dicendoti “Ma allatti? E’ così bello l’allattamento! Uno dei momenti più belli quando i miei figli erano piccoli”

Ma vaff…

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